Il fattore Tom Cruise per il turismo spaziale
15 Novembre 2020 Fabiana Magrì

Il fattore Tom Cruise per il turismo spaziale Turismo Spaziale

Il fattore Tom Cruise per il turismo spaziale

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Due chiacchiere sul futuro del turismo spaziale con Wendy N. Whitman Cobb, docente di strategia e studi sulla sicurezza presso la School of Advanced Air and Space Studies, un corso di laurea per ufficiali dell’US Air Force. E autrice di «Privatizing Peace: How Commerce Can Reduce Conflict in Space».

Primo piano di un astronauta, che veste casco e tuta spaziali, mentre galleggia nello Spazio, con la Terra sullo sfondo.

[Dicembre 2020]

 

Le missioni di Tom Cruise, sul set, sono tutte impossibili. Ma poi alla fine hanno successo. Lo stesso vale, nel mondo reale, per Elon Musk, imprenditore visionario che sfida il senso comune con le sue idee rivoluzionarie.

 

Un po’ di tempo fa, Cruise e Musk si sono incontrati per parlare di un progetto folle: portare nello Spazio una troupe cinematografica per girare un episodio della saga «Mission: Impossible».

Gli studi di fattibilità e le negoziazioni con la NASA sono ancora in corso ma c’è da giurarci che nessuno dei due mollerà l’osso facilmente.

 

«Ecco – sostiene Wendy N. Whitman Cobb in un tête-à-tête su Zoom – se qualcuno di famoso come Tom Cruise realizzasse l’impresa di andare nello Spazio, allora sì che l’opinione pubblica ne uscirebbe influenzata!».

 

Ci siamo ritrovate, Whitman Cobb e io, a distanza di pochi mesi dall’uscita del suo saggio «Privatizing Peace: How Commerce Can Reduce Conflict in Space» (luglio 2020) per parlare ancora di Spazio e, in particolare, di turismo spaziale. 

Virgin Galactic, Blue Origin e SpaceX: i pionieri del settore privato.

Lo Space Shuttle Atlantis sorvola in orbita distese ghiacciate della Terra.

«Per un turismo spaziale di massa ci vorrà ancora moltissimo tempo. Ma su piccola scala, il traguardo è più vicino. Per ora gira tutto intorno ai tre big, Virgin Galactic, Blue Origin e SpaceX. I viaggi suborbitali, come quelli programmati da Virgin Galactic e Blue Origin, sono quasi a portata di mano. A livello orbitale, i primi ad arrivarci saranno probabilmente quelli di SpaceX, nei prossimi due anni».

 

Intanto le missioni si susseguono a un ritmo ormai davvero serrato. «Il vero scopo di queste prime spedizioni è definire le aspettative, alleviare le paure e i sospetti per i viaggi spaziali. Lo Spazio è un ambiente duro. Dimostrare che, nonostante tutto, è sicuro per gli esseri umani, è doveroso. E questo processo richiede tempo.

 

Perfino Elon Musk ha capito di non potersi buttare sull’industria turistica senza aver prima dimostrato nel tempo di disporre di mezzi sicuri e dotati di tutte le precauzioni necessarie. I viaggi suborbitali hanno questa funzione. Quando questi voli verso lo Spazio inizieranno a diventare regolari ed entreranno a far parte della routine, potremo iniziare a parlare di “normalità” e di qualcosa che la gente avrà voglia di fare».

Quali attività potremo aspettarci da un turismo spaziale, all’inizio? «Sarà un turismo sia contemplativo sia per chi ha il senso dell’avventura, che è eccitazione, ma anche filosofia. Personalmente – scherza Whitman Cobb – sarei già entusiasta di visitare una di queste navicelle spaziali, anche senza necessariamente decollare! E poi c’è il senso dell’esperienza, che molti astronauti raccontano quando tornano a casa, in particolare quelli che sono andati vicino alla Luna, di tornare con un apprezzamento nuovo della Terra».

Un turismo contemplativo e per chi ha il senso dell’avventura. Che è eccitazione, ma anche filosofia.

«Aver visto la Terra da lontano, nella sua bellezza e fragilità, dicono, spalanca prospettive completamente diverse. E chi non vorrebbe provare quella sensazione? Per me, questo è il cuore di un turismo a livello orbitale. Se poi parliamo di andare sulla Luna o su Marte, beh, allora vorrei uscire e camminarci! Così come farei una passeggiata in una foresta. Da questo punto di vista, per chi andrebbe Alaska o al Polo Nord o per chi scalerebbe l’Everest, non credo che andare nello Spazio sia tanto diverso. Il punto è: vivere un’esperienza».

Virgin Galactic e la SpaceshipTwo: il progetto di interior design più eccitante del momento. 

Fila di poltrone e finestrini nel rendering del progetto per gli interni della navicella SpaceshipTwo di Virgin Galactic

E c’è chi ha già tutto pronto, design incluso, per portarci in suborbita con stile.

 

Gli interni della cabina dello SpaceshipTwo, il velivolo progettato da Virgin Galactic per i voli suborbitali commerciali, sono stati rivelati in un evento virtuale globale dall’amministratore delegato Michael Colglazier e dal fondatore di Virgin Group Richard Branson. L’oro e il blu delle poltrone creano un senso di armonia con i colori della sabbia, del cielo e dell’oceano. Incorniciati in dodici oblò, i colori dominanti della superficie terrestre spiccano nel buio profondo dello Spazio. «Un’eleganza progressista incentrata sull’esperienza» è il concept del progetto firmato dall’agenzia londinese Seymourpowell. La cabina, che può ospitare fino a sei passeggeri, è il ventre materno del velivolo. Deve garantire sia la sicurezza sia un livello di intimità che consenta di vivere appieno la scoperta e l’emozione. Tutto ruota intorno alla spettacolare vista della Terra dallo Spazio.

 

Questo è, secondo un’indagine condotta da Virgin Galactic per sondare le aspettative dei futuri passeggeri, il momento che forgerà indelebilmente la memoria del viaggio spaziale. Dal design all’illuminazione, tutto è stato studiato per enfatizzare il fulcro dell’esperienza. 

I dodici oblò, nella loro rotondità, sono stati concepiti seguendo la logica di una visuale, in assenza di gravità, possibile da 360° gradi. L’illuminazione a LED multicolore nascosta all’interno dei profili delle finestre, sarà accesa nelle fasi più tecniche del volo ma è programmata per interrompersi al culmine dell’esperienza. Per permettere alla Terra di stagliarsi contro il cielo nero dello Spazio, tutte le luci si spegneranno, facendo emergere dalle profondità del cosmo la vista più bella ed emozionante.

Alluminio e fibre di carbonio, schiume espanse e tessuti tecnici. Materiali all’avanguardia e tecniche di produzione sono il risultato di due decenni di ricerche e ottimizzazioni di Under Armour, partner di Virgin Galactic anche nello sviluppo delle tute spaziali, che concettualmente si integrano con le sedute dello SpaceshipTwo. Ogni poltrona è stata progettata per adattarsi alle varie fasi dinamiche del volo, dal decollo al galleggiamento in assenza di gravità, fino all’atterraggio. 

Design, illuminazione, materiali, telecamere ad alta definizione: lo Spazio è il nuovo prossimo mercato per aziende di tanti settori.

Le superfici e gli elementi morbidi diventano intuitivamente punti d’appoggio, consentendo agli astronauti privati di esplorare l’ambiente, fino ad affacciarsi sulla cabina di pilotaggio. A poppa dell’astronave una grande superficie circolare riflettente consente agli ospiti a bordo di specchiarsi mentre galleggiano in assenza di gravità. E sedici telecamere ad alta definizione – oltre a quelle nella cabina di pilotaggio – riprenderanno ogni momento del viaggio per consentire ai passeggeri di condividere sui social media gli scatti e il film dell’esperienza più eccitante della loro vita. Perché finché si parla di propulsioni, motori e moduli si può ancora pensare in termini di fantascienza. Ma quando si entra nel dettaglio di una poltrona e si immagina di condividere un selfie dallo Spazio su Instagram, allora il turismo spaziale si trasforma in un traguardo decisamente più concreto. 

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NOTE

Le foto di questo articolo sono state scaricate gratuitamente da Pixabay.

Il rendering dell’interno della cabina della SpaceshipTwo è stato fornito dall’ufficio stampa di Virgin Galactic.

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